IL “GRANDE INPS”: VERSO LA PREVIDENZA PRIVATIZZATA

LA FUSIONE NELLA “GRANDE INPS” DEGLI ALTRI ENTI PREVIDENZIALI PONE GRAVI PROBLEMI DI OCCUPAZIONE AI LAVORATORI DEGLI ENTI SOPPRESSI (INPDAP ED ENPALS) E DI SERVIZIO AI CITTADINI E ACCELERA IL GENERALE RIDIMENSIONAMENTO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE PUBBLICO

Salerno -

Con il decreto “Salva Italia” il governo Monti ha realizzato un ennesimo e decisivo taglio della previdenza pubblica: allungamento dell'età pensionabile, riduzione dei trattamenti (il passaggio al contributivo per tutti dal 2012). In sostanza lavoratori anziani contro i giovani che restano disoccupati e precari ma ottimi vecchi “limoni da spremere” perché ogni mese devono versare contributi al sistema della previdenza privata: miliardi di euro che devono alimentare il vorace e speculativo mercato globale della finanza.  Ma tutto questo non basta: il blocco delle assunzioni condanna i precari alla disoccupazione in aggiunta ai 2 milioni di disoccupati attuali e ai 4 milioni che il lavoro non lo cercano nemmeno più.

La fusione nella “grande INPS” degli altri enti previdenziali non solo pone gravi problemi di occupazione ai lavoratori degli enti soppressi (INPDAP ed ENPALS) e di servizio ai cittadini, ma accelera il generale ridimensionamento del sistema previdenziale pubblico e le rendite delle pensioni pubbliche per favorire la previdenza complementare privata (i fondi pensione) i cui rendimenti sono in drastico calo, nonostante i vantaggi fiscali garantiti dallo Stato ma, ancora peggio: il capitale fino ad oggi versato dai lavoratori (volontario e TFR) nei fondi pensione sì è drasticamente ridotto per le ingente perdite dovute ai crolli delle borse nel periodo 2008/2010.

In questi giorni l’Aran ha chiesto e ottenuto l'avallo a Cgil_Cisl_Uil per varare il fondo SIRIO, la pensione complementare già destinata ai lavoratori pubblici dei ministeri, degli Enti pubblici non economici, della Presidenza del Consiglio, del CNEL e dell’Enac. Dopo l’accordo, a questo Fondo potranno aderire i dipendenti delle Università e della Ricerca, delle Agenzie fiscali, del Coni e delle Federazioni sportive (circa 350 mila utenti), magari rendendo obbligatorio il versamento del TFR, visto il fallimento dei passati tentativi di convincere i lavoratori pubblici (come del resto quelli privati) ad aderire ai fondi pensioni complementari.

Sirio giunge terzo dopo Espero (costituito nel novembre del 2003 per i dipendenti della scuola – circa un milione di potenziali utenti) e dopo Perseo (costituito nel dicembre del 2010 per i dipendenti delle Autonomie locali e della Sanità – circa un milione e duecentomila addetti).

L'interesse ai fondi pensioni complementari non è solo delle banche e delle holding di investimento finanziario, ma coinvolge direttamente il sindacalismo “complice” a cui spetta la gestione paritetica di tutto l’apparato con l’occupazione di posti di potere negli organi amministrativi e di controllo dei Fondi Pensione. Per questo la USB denuncia i tentativi in atto per far ripartire i fondi pensioni complementari e le complicità dei sindacati concertativi: USB chiama i lavoratori a sostenere l'opposizione a queste manovre esprimendo un radicale cambiamento di consenso alle elezioni nazionali RSU del 5-6-7 marzo che si svolgeranno in tutte le Amministrazioni Pubbliche.

p/Esecutivo USB Pubblico Impiego di Salerno