FARE PRESTO!, la piattaforma USB Campania per rispondere alle gravi condizioni economico/sanitarie da COVID-19

Napoli -

Fare Presto!

Sono ormai circa tre settimane che il nostro paese è lockdown quasi totale, mentre si chiede a tutti di restare confinati a casa, la percezione è che di fianco all’emergenza sanitaria sta cominciando a muoversi a grandi passi un’emergenza sociale ed economica, dalla portata devastante.

E’ chiaro a tutti che questa situazione perdurerà ancora per molto tempo, basta guardare al caso di Whuan, dove solo dopo quattro mesi si cominciano a vedere accenni di ripresa dall’emergenza.

Questa fase di quarantena diffusa sta facendo saltare interi comparti della nostra già precaria economia e non si riprenderanno facilmente. Il turismo, la ristorazione, i piccoli esercizi commerciali saranno messi a durissima prova almeno per tutto il 2020.

Per questo il 25 marzo scorso abbiamo deciso di convocare uno sciopero generale, anche a tutela di quei lavoratori che oggi sono impiegati come carne da macello in settori che sono considerati essenziali ma che di essenziale non hanno nulla, come ad esempio il comparto della produzione di armamenti.

La difesa della salute è l’unica bussola che deve orientare l’andamento dell’intero paese, anche a costo di fermare i profitti di chi crede che non ci si possa fermare davanti alla catastrofe. Ci sembra assurdo confinare le persone nelle proprie case e contestualmente teneri aperti comparti produttivi, senza la minima attenzione alla tutela della salute di chi in quei comparti continua a lavorare.

Se però si chiede alle persone di stare a casa, c’è bisogno anche di tenere bene a mente quali sono le condizioni economiche di enormi fasce di popolazione nel paese e in particolare qui al sud.

La tenuta sociale scricchiola sempre di più, anni di tagli al walfare, la mancanza di una politica di sviluppo del mezzogiorno, oggi ci consegnano intere porzioni di territorio che vertono in condizioni economico sanitarie preoccupanti.

Solo nella nostra regione a fronte di sei milioni di abitanti, erano disponibili solo 360 posti di terapia intensiva. Più volte negli anni scorsi abbiamo denunciato che la rincorsa alla fuoriuscita dal commissariamento avrebbe generato sacrifici che sarebbero gravati sulle spalle della popolazione, ed oggi assistiamo alla realizzazione di questa previsione.

I presidi sanitari chiusi in questi anni e la mancanza di investimenti sulla sanità pubblica di prossimità, sono tra le cause del già avvenuto collasso delle strutture ospedaliere campane. A ciò bisogna aggiungere anni di gestione de personale in condizione di precarietà estrema, tutto a beneficio della sanità privata e dei suoi falchi.

Ed è per questo, ancora più paradossale che la Regione Campania, invece di requisire le strutture private, cosa prevista dal decreto Cura Italia, preferisca continuare a sperperare denaro pubblico in una situazione di emergenza, sottoscrivendo convenzioni con gli stessi privati che sono parte in causa rispetto alla condizione in cui versiamo.

Se a queste considerazioni sommiamo anche quelle di carattere socio-economico, come la percentuale degli inoccupati che si aggira intorno al 24% della popolazione in età da lavoro, si capisce che la situazione è esplosiva.        

In Campania come in molte regione del sud, una fetta consistente di disoccupati e inoccupati vive, suo malgrado, di lavoro nero, precario, economie informali, sommerso; persone che in questi mesi per paura delle sanzioni hanno scelto di non partecipare alla richiesta di RDC, nonostante la retorica di alcuni giornali nazionali abbia sempre dipinto queste fasce sociali come parassiti dai portafogli pieni, più votati al divano che al lavoro, la realtà come spesso accade è molto diversa.

Migliaia di persone in Campania spesso donne con figli minorenni, vivono facendo lavoretti come le pulizie in case private, badanti, operai edili e braccianti a chiamata, fattorini che consegnano spese o ambulanti che affollano i mercati rionali. A questi vanno sommati tutti i disoccupati che non percepiscono il RDC per assurdi paletti che la legge prevede.

Oggi questo mondo, che sembra sparito in questi anni dall’attenzione politica, ha difficoltà ad immaginare di poter resistere anche solo qualche giorno in più in questa condizione, figuriamoci dei mesi.

Le scene a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi, relativi a persone che si recano a fare la spesa di beni essenziali e non possono permettersi di pagare, le code di gente che si accalca alla mensa della caritas di Napoli e di altre città della Campania, sono segnali inequivocabili. Siamo in pratica seduti su una pentola a pressione che può saltare da un momento all’altro.

Per questi motivi riteniamo che la mini manovra varata dal Governo Conte nella giornata di ieri, seppur una misura urgente ed immediata sia del tutto inadeguata e insufficiente, rispetto ai bisogni e le esigenze di tutti coloro che non sono in condizioni di fronteggiare la fase di emergenza che stiamo vivendo e che dovremo vivere nei prossimi mesi.

Una manovra di 4,7 mld per i comuni, costituita dall’anticipazione  del 66% del fondo di solidarietà comunale che lo stato ogni anno destina ai comuni. Della cifra complessiva solo 400mln saranno risorse aggiuntiva, praticamente con tale cifra si potranno destinare su base nazionale dei buoni spesa per famiglia di 300/400 euro.

Non bisogna essere fini economisti per capire che tali somme basteranno per le famiglie si è no a fronteggiare la crisi per qualche settimana.

Occorre quindi mettere mano ad un piano di investimenti corposo e interventi mirati che in maniera sintetica elenchiamo :

  • Estensione del reddito di cittadinanza a chi non lavora, rendendolo universale con la sospensione di tutti i criteri di decadenza dal beneficio del reddito. Estensione alle partita iva e aumento dell’importo a non meno di 1000,00 euro a famiglia;
  • Aumento dei massimali previsti per gli ammortizzatori sociali, per garantire il pieno salario ai lavoratori sospesi con causale-covid-19, anche per i lavoratori interessati da licenziamenti collettivi;
  • Sospensione degli affitti e dei pagamenti per le utenze di acqua, luce e gas;
  • Blocco degli sfratti per tutto il 2020;
  • Sospensione dei finanziamenti e dei prestiti senza ulteriori forme di indebitamento;
  • Tamponi per tutto il personale medico sanitario in servizio;
  • Requisizione delle strutture sanitarie private per fronteggiare l’emergenza sanitaria;
  • Assunzione immediata di tutti i precari della sanità pubblica;

Queste in sintesi le nostre rivendicazioni che invieremo al Governo, alla Regione Campania e ai Sindaci dei capoluoghi campani ai quali chiederemo di confrontarci e di sostenere la nostra piattaforma.

Avendo appreso che il Presidente De Luca, si appresta ad inviare al Governo una piattaforma economica-sociale, lo invitiamo formalmente ad esprimersi e confrontarsi sulle nostre rivendicazioni.

Non è più tempo di falsi proclami, bisogna fare in fretta!

30 marzo 2020                                           

Esecutivo Confederale Regionale

Unione Sindacale di Base-Federazione Campania

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