Napoli, venerdì 31 gennaio corteo regionale alla sede della regione Campania

Appuntamento ore 16 Piazza del Gesù

Napoli -

TERRA MIA!
Piattaforma regionale dell’Unione Sindacale di Base - CAMPANIA

Premessa
L’Unione Sindacale di Base della Campania intende aprire un momento di confronto e di approfondimento programmatico con l’Amministrazione Regionale della Campania.
Con il Presidente, Vincenzo De Luca, con l’Amministrazione in carica ma – necessariamente – con quella che si insedierà dopo la prossima tornata elettorale regionale la nostra Organizzazione Sindacale vuole intavolare - nell’ambito delle prerogative di un soggetto sindacale confederale - una pratica di corrette e continuative modalità di interlocuzione sui principali problemi che attanagliano la Campania. Riteniamo inaccettabile che l’Ente/Regione non ascolti la voce e le ragioni sociali di un consistente pezzo del mondo del lavoro e del disagio che trova nella nostra Organizzazione Sindacale un approdo di organizzazione e di rivendicazione.
In tal senso dobbiamo registrare che negli anni appena trascorsi abbiamo riscontrato un vulnus di deficit democratico a tale proposito. Nel corso dell’intera consiliatura da parte della Presidenza della Giunta Regionale non sono mai arrivati segnali o atti predisponenti un confronto libero ed autonomo sui temi afferenti l’azione sindacale e sociale e tutto il dibattito circa la pianificazione e le forme dell’intervento regionale in Campania.
L’Unione Sindacale di Base ha – spesso – discusso con i vari Assessori competenti di Vertenze e Contenziosi riguardanti i singoli problemi che abbiamo, di volta in volta, rappresentato per conto dei lavoratori ma la nostra Organizzazione Sindacale è stata costantemente esclusa dai periodici momenti di confronto politico sindacale di tipo generale che questa Amministrazione ha intavolato con altri soggetti sindacali e datoriali.
Rivendichiamo – quindi – sulla scorta del carattere nazionale, confederale e generale dell’Unione Sindacale di Base il diritto alla piena rappresentanza in tutti i tavoli e le sedi di dibattito e confronto che la Regione Campania intavola e predispone.

Alcuni elementi analitici e di piattaforma sindacale di tipo regionale.
Il quadro economico e sociale che emerge dai dati riguardanti la Campania è estremamente preoccupante. Tutti gli indicatori statistici ufficiali (Rapporto annuale SVIMEZ, Rapporto Banca Italia, dati delle Camere di Commercio, Sole 24 Ore) confermano i saldi negativi in materia di occupazione, di precarietà, di aumento delle ore di Cassa Integrazione e certificano la crescita di tutti gli indici riguardanti l’aumento dei fattori di povertà (sia in termini assoluti che sul versante degli specifici territoriali). 
Gli stessi istituti di credito e l’intero circuito bancario registrano, con crescente preoccupazione, questa negativa tendenza la quale colloca la nostra regione alla coda delle varie “classifiche nazionali” in tali materie. Anzi i fattori di diseguaglianza nella nostra regione si sono considerevolmente polarizzati molto più che nelle altre aree del paese.
Sicuramente questi risultati non possono essere ascritti unicamente alla governance della Regione Campania ma vanno interpretati tenendo conto dell’azione di governo degli esecutivi nazionali e del riverbero delle misure derivanti dall’Unione Europea e dall’applicazione dei suoi Trattati. Parimenti, però, non si può non rilevare che tutte le cosiddette contromisure predisposte dall’Amministrazione di Palazzo Santa Lucia non hanno saputo invertire questa linea di tendenza ma – in svariati casi – sono state un ulteriore viatico a questa filosofia d’intervento antisociale da parte delle Istituzioni nazionali e sovranazionali.
Non a caso se volgiamo lo sguardo ai vari macro/settori di competenza regionale (dall’utilizzo dei Fondi Europei al disegno dei Piani d’Intervento di zona, dalle questioni Ambientali a quelle del ridisegno urbanistico e territoriale, dalla Sanità al sistema dei Trasporti fino alle questioni afferenti il mondo del lavoro) dobbiamo riscontrare o un sostanziale stallo delle situazioni o un metodo d’intervento che - a nostro giudizio - è errato nel merito delle priorità e delle scelte e, inoltre, fortemente discrezionale nelle forme di gestione e di controllo dei processi attuativi.
Per comodità di esposizione e per favorire una possibile interlocuzione riassumiamo alcuni punti su cui è necessario precisare bene alcuni punti di vista che come Organizzazione Sindacale fanno parte del nostro profilo programmatico e che riflettono la specifica e particolare azione che conduciamo nei posti di lavoro e nei territori delle varie province della Campania:

Autonomia Differenziata e Questione Meridionale
Gli ultimi governi nazionali stanno recependo le spinte di alcune regioni del Nord Italia le quali rivendicano – al di là degli aspetti di propaganda mistificante che accompagnano queste discussioni – una vera e propria rottura del dettato Costituzionale che, almeno formalmente, ha garantito una sorta di “pari dignità” tra territori del Nord e del Sud in materia di prestazioni e di livelli medi di accesso al sistema dei servizi. Certo il Sud Italia paga una politica di spoliazione di risorse – ad opera dei fattori storici che hanno determinato l’unità nazionale – ma quello che viene avanti dalle varie proposte in materia di Autonomia Differenziata è un ulteriore attacco alla qualità della vita nei nostri territori ed al complesso dei diritti sociali. 
Su questo terreno riteniamo errata la concezione che ha espresso il Presidente De Luca il quale “accettando la sfida dell’Autonomia” intende ingaggiarla su un piano che sarebbe esiziale per gli interessi dei lavoratori e dei ceti popolari della società campana. Accettare la sfida dell’Autonomia sulla scorta dell’istituzione delle Zone Economiche Speciali (ZES) dove salari, stipendi e diritti si collocherebbero, di fatto, al di sotto di quanto sancito dai Contratti Collettivi Nazionali si configurerebbe come un ulteriore regalo al sistema delle imprese, alle aziende multinazionali e segnerebbe una ennesima svalorizzazione delle forme del lavoro che non è accettabile. Inoltre l’insediamento di tali ZES non aumenterebbero la “qualità del lavoro” ma costituirebbero enormi sacche di “lavoro povero” che – considerando i crescenti fattori internazionali della competizione globale – sarebbero destinate ad aumentare lo scarto, in senso negativo, con gli altri mercati e competitor internazionali.

Ambiente e manomissione dei territori.
Il tema dell’Ambiente e delle infinite conseguenze di questa tematica sul lavoro, sulla salute, sulla qualità dei territori e sull’insieme delle forme di vita è un tassello delicato e complesso dell’architettura politica e materiale della Campania. La Terra dei Fuochi, il Biocidio e il costante divario (anche in termini di aspettative di vita) tra cittadini delle nostre zone e la media nazionali non sono invenzioni giornalistiche ma sono la drammatica realtà che si vive in ampie e popolate zone della Campania.
Al netto dei risultati dopo 5 anni di vigenza dell’attuale Amministrazione possiamo affermare che nessuno dei fattori strutturali che stanno alla radice dei temi ambientali della nostra regione è stato risolto.
Il precario equilibrio della raccolta dei rifiuti urbani nell’area metropolitana napoletana e casertana si fonda ancora sulla tenuta dell’Inceneritore di Acerra e delle sue obsolete tecnologie, le scarse percentuali di umido che vengono raccolte sono ancora inviate fuori regione, gran parte degli stoccaggi dei milioni di cosiddette eco/balle sono ancora al loro posto, i roghi tossici continuano a martorizzare sempre le stesse zone e, come se non bastasse, ogni tanto partono ancora le navi che trasportano la nostra monnezza all’estero con un palese aggravio di spese.
E’ evidente che su questi temi ci sono varie responsabilità - tra cui anche quelle del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa il quale non riesce ad andare oltre i periodici annunci pubblicitari - e anche i Comuni hanno le loro colpe. Ma il vero fallimento è quello da intestare alla Regione Campania la quale, nonostante le grandi risorse economiche a disposizione, non ha innescato nessuna controtendenza (di metodo e di contenuti) ma si è limitata a gestire l’ordinarietà la quale, essendo estremamente precaria, ai primi problemi del delicato circuito dei rifiuti sfocia in emergenza nei vari territori.
Del resto se, come recentemente è avvenuto, autorevoli studi medici e scientifici di carattere internazionale, sanciscono che in Campania persistono condizioni di aggressione all’equilibrio naturale che non trovano reazioni serie da parte di chi dovrebbe essere preposto alla salute ed alla difesa dei cittadini ciò vuol dire che siamo di fronte all’ennesimo fallimento delle politiche regionali. Un fallimento che non nasce con l’ultima Amministrazione Regionale ma viene anche dalle nefandezze compiute dalle precedenti Amministrazioni e da un lungo ciclo di gestione dell’affare/rifiuti che presenta aspetti di rilevanza penale e criminale.
Come Organizzazione Sindacale sosteniamo i movimenti di lotta e le associazioni che si battono per la difesa dei territori e contro l’ulteriore diffusione dell’inquinamento e dei vari fattori di nocività ma – essendo attivi nelle varie Aziende/Società di carattere regionale che agiscono attorno a tali questioni - abbiamo formulato una proposta che ci sembra orientata ad una sistematizzazione organica dell’intervento in materia ambientale.
L’Unione Sindacale di Base propone di costruire un vero e proprio Polo Unico Ambientale prodotto dell’integrazione delle competenze e dei campi di intervento delle varie società che agiscono (fino ad ora in modalità spezzettata o con evidenti casi di sovrapposizione tra loro) in tale campo.
La SMA Campania, Campania Ambiente e Servizi, ARPAC, i lavoratori della Manutenzione delle Strade Provinciali e alcuni segmenti dei Consorzi Unici di Bacino sono le aziende che operano in tale campo le quali, spesso, soffrono di scarsa programmazione, di limiti di bilancio o di striminziti Piani Industriali che non affrontano la complessità (e l’interdisciplinarietà) della materia. Questi oggettivi limiti di concezione e programmazione costantemente mostrano le loro criticità particolarmente in presenza di “fattori emergenziali”. 
L’Unione Sindacale di Base è intenzionata ad aprire una Discussione Pubblica su tale proposta con l’obiettivo di costruire una moderna e riqualificata modalità di azione ambientale a tutto tondo che copra l’intera gamma di temi e questioni con cui si configura “l’emergenza ambientale” in Campania superando sprechi, moltiplicazione di centri di potere e micropotere e con l’obiettivo di garantire, in primo luogo, la totalità dei posti di lavoro di quanti sono addetti in tali società e, subito dopo, una efficace difesa dei territori dalle varie forme di devastazione ambientale.

Occupazione e politiche per il lavoro.
Sicuramente nella regione “capitale della disoccupazione” non tutte le competenze in materia di politiche attive per il lavoro sono in capo alla Regione ma – oggettivamente – il bilancio che traiamo su questo significativo argomento non è positivo.
Se i “casi simbolo” come quello della Whirlpool della Jabil sono diretta responsabilità delle multinazionali le quali “prendono i soldi e scappano” senza che i governi siano in grado di opporre un deciso stop a questa pratica predatoria non possiamo affermare che l’Amministrazione Regionale abbia brillato in tale settore.
A fronte di ingenti risorse finanziarie (specie sul versante della Formazione Professionale) l’azione dell’Amministrazione si è caratterizzata come un continuo sostegno (indiretto) alle aziende attraverso il finanziamento di grossi progetti di formazione/riqualificazione professionale gestiti direttamente dalle imprese e solo negli ultimi mesi sono stati varati una serie di procedure Concorsuali le quali per i tempi di attuazione e le modalità di gestione hanno un taglio se non direttamente discrezionale ma sicuramente propagandistico per l’attuale Amministrazione. Inoltre l’aperta ostilità del Presidente De Luca verso alcune legittime Vertenze (come quelle dei precari APU, degli LSU, dei Navigator) o il dileggio pubblico verso i nostri cittadini che vivono condizioni di indigenza e che sono “percettori dello strumento del Reddito di Cittadinanza” sono il preoccupante segno di una sorta di autoritarismo delle forme di esercizio del potere che per quanto ci riguarda sono un significativo “campanello di allarme” su cui l’intera società civile regionale deve prendere parola mostrando il proprio sdegno.
L’Unione Sindacale di Base riafferma su queste questioni il suo orientamento: opposizione ai processi di privatizzazione e di esternalizzazione del sistema dei servizi a rete regionale, superamento di tutte le tipologie di precariato e massima reinternalizzazione di lavorazioni e servizi, limitare al minimo l’affidamento a cooperative e l’insieme delle varie forme di “privatizzazione mascherata”. Inoltre lo sblocco dei Concorsi deve avvenire attraverso un controllo pubblico rigoroso su tutte le fasi dell’esecuzione di questi percorsi e non costituire, anche indirettamente, un palcoscenico mediatico per le rendite politiche.
Inoltre, come segno esplicito di civiltà e di cultura del lavoro di qualità, la Regione deve approvare una Legge per il Salario Minimo (che non può essere inferiore a 9 Euro all’ora) in un territorio dove anche il cosiddetto “lavoro pulito” è nei fatti una forma particolare di lavoro nero e dove la criminalità organizzata è fortemente infiltrata nel mondo degli appalti, dei sotto/appalti ed in comparti economici decisivi per l’economia della Campania.

Trasporti, diritto alla mobilità ed intermodalità.
Anche su questo versante l’Amministrazione non può vantare significativi risultati. Sempre da dati derivanti da istituti di rilevamento ufficiali risulta che in Campania (specie nelle zone interne) il diritto alla mobilità ed al trasporto pubblico è fortemente compromesso. Intere zone della Regione sono escluse dai circuiti di trasporto pubblico, i collegamenti tra Comuni spesso non esistono e quelli con i capoluoghi di provincia sono ridotti al minimo.
Nonostante il pesante ingresso di vettori privati nel comparto (Bus Italia in primis ma anche una serie di ditte legate a potentati economici locali) non esiste una idea organica e strutturata di Trasporto Regionale e né tantomeno di integrazione virtuosa e collaudata tra trasporto su gomma, su ferro e quello sul mare.
I pendolari (sia gli studenti e sia i lavoratori) continuano ad affrontare odissee quotidiane per raggiungere scuole, posti di lavoro ed abitazioni. L’intero sistema anche quando funziona è fortemente sollecitato da possibili interferenze naturali (ad esempio: il maltempo) che mostrano i limiti organici di una impiantistica obsoleta e con limiti di manutenzione. Certo qualche treno in più è stato immesso sulle linee locali regionali (i treni Jazz di cui periodicamente si vanta il Presidente De Luca) ma tali risultati sono il prodotto di una programmazione di lungo periodo che parte da anni addietro.
Nel contempo a cominciare dall’EAV che gestisce quote importanti di trasporto nelle varie province c’è da registrare una crisi acclarata che dura da decenni e che, nonostante, i “voli pindarici” della dirigenza aziendale non trova soluzioni definitive e durature nel tempo.
Nei giorni scorsi (probabilmente siamo già in periodo di campagna elettorale) il Presidente De Luca ha invocato la necessità di una “Azienda Unica Regionale” di trasporto. L’Unione Sindacale di Base rivendica la primogenitura di tale proposta (anche nell’area napoletana l’USB si batte, da tempo, per l’integrazione tra ANM e CTP) ed è pronta a discutere nel merito ma conferma anche l’opposizione al sistema delle privatizzazioni, dei tagli del personale, dei chilometri annuali e delle cosiddette linee poco remunerative e – soprattutto – dell’aumento del prezzo delle tariffe.

Sanità e diritto alla salute.
Non è un mistero che il budget della Sanità in Campania assorbe gran parte della dotazione di risorse economiche della Regione. Al netto di tale constatazione – anche quei restando ai dati ufficiali – il bilancio politico e strutturale non è brillante. Probabilmente (come lo stesso Presidente puntualmente mette in luce) la Campania è risalita in alcune classifiche ma siamo molto, ma molto, lontano da standard di tutela e di prevenzione sanitaria comparabili a quelli delle altre regioni d’Italia. 
Non siamo tra quelli che ricordano continuamente episodi come quelli che, puntualmente, balzano alle cronache (gli insetti nelle corsie di ospedali o i tanti casi di malasanità) ma è innegabile che lo stato generale degli ospedali e delle strutture sanitarie (fatto salvo alcune eccellenze) sia carente. 
Dopo il periodo di chiusura di presidi ospedalieri e di pronto soccorso l’Amministrazione ha tentato di ridisegnare una mappa regionale della Salute ma alla prova dei fatti concreti permangono ancora grandi squilibri tra diverse zone, enormi buchi neri per ciò che attiene alcune tipologie di intervento e – soprattutto – non sono state debellati i famigerati “viaggi della speranza” verso strutture sanitarie fuori regione o la barbarie delle barelle nei periodi di “crisi sanitaria”. 
Ai proclami del Presidente De Luca che, all’atto del suo insediamento, preannunciava che avrebbe eliminato l’antipatico ricorso ai tetti di spesa (ogni anno ad ottobre/novembre finivano i soldi e subentrava il blocco dei tetti di spesa per i laboratori di analisi cliniche e per le prestazioni mediche specialistiche), si è registrata per tutta la consiliatura un’assistenza sanitaria pubblica a “tempi ridotti” che ha comportato per i cittadini campani una drammatica scelta fra:
-    O curarsi a proprie spese (e per i ceti meno abbienti ha significato rinunciare alle cure);
-    O aspettare il nuovo anno con il conseguente sblocco dei tetti di spesa.
Negli Ospedali Campani mancano Medici, Infermieri e Operatori Socio-Sanitari. Il cittadino ed il paziente campano continuano ad essere privati, nei fatti, del diritto di usufruire di un’assistenza sanitaria pubblica di qualità. 
In definitiva la struttura delle ASL, dei distretti sanitari, il gigantesco sistema economico che ruota attorno al mondo della Sanità (pensiamo al capitolo delle “convenzioni”) è tutt’ora nelle mani di centri affaristici, speculativi che realizzano enormi profitti e che alimentano un sottobosco clientelare ramificato in tutte le province.
Inoltre, come se non bastasse, c’è da mettere in conto anche l’aumento degli episodi di violenza, consumati ormai quotidianamente, contro il personale dei Pronto Soccorso.
Su questi temi la USB sta lavorando alla realizzazione di un “Dossier Salute” da consegnare alla nuova Amministrazione Regionale, dopo la tornata elettorale, non solo per rendere visibile il disagio delle diverse realtà presenti sul territorio, ma soprattutto per proporre, come Sindacato, soluzioni e strategie organizzative finalizzate a garantire a tutti un’assistenza sanitaria pubblica degna di questo nome.

Prime conclusioni
I punti programmatici sopra elencati sono alcune “parzialità” che la nostra Organizzazione Sindacale intende mettere in agenda politica con l’Amministrazione Regionale. Altri ancora sarebbero le questioni da affrontare ma, al momento, anche per comodità espositiva abbiamo preferito enucleare alcune questioni che riteniamo prioritarie per i lavoratori, i disoccupati e i ceti popolari della regione.
L’Unione Sindacale di Base con la Manifestazione del 31 gennaio 2020 intende sollecitare un confronto vero, e soprattutto la piena legittimità della nostra Organizzazione Sindacale ad operare ed agire anche sul terreno dell’interlocuzione istituzionale.
Napoli, le sue province, l’intera regione Campania può ritrovare una propria funzione di rinnovamento e rinascita – anche valorizzando la sua collocazione geografica e geo/politica – se il lavoro, i diritti e la dignità delle persone non sono mortificate da processi economici e da ondate di ristrutturazione che lasciano dietro di loro solo il massacro sociale e l’aumento dei fattori di diseguaglianza e di degrado.
Su queste problematiche l’Unione Sindacale di Base intende offrire il proprio punto di vista ed il portato delle variegate esperienze materiali che rappresentiamo.

Esecutivo Regionale dell’Unione Sindacale di Base della Campania.
 

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